18 aprile 2026 – Giornata di studio su Raffaele Carrieri

18/04/2026 – Ricordando Raffaele Carrieri – Giornata di studio
tra letteratura e arte.

Si è conclusa sabato scorso l’iniziativa dedicata a Raffaele Carrieri, famoso poeta, scrittore e critico d’arte nato a Taranto nel 1905 e morto a Lombrici in Versilia il 1984.
Due sono stati gli eventi organizzati per non dimenticare questo nostro concittadino, che ha reso illustre la nostra città anche all’estero, ma che Taranto (intendo gli Enti pubblici), soltanto di rado ha pensato di ricordare. In un precedente post ho appunto menzionato le varie occasioni precedenti, in cui l’amministrazione comunale e quella provinciale hanno organizzato omaggi a questo tarantino d’Europa, con mostre e pubblicazioni e convegni.
Del primo evento ho già scritto.

Questo secondo evento si è svolto nella Sala del Castello Aragonese, introdotto e coordinato dalla scrivente, inaugurato dai saluti dell’Amm. Francesco Ricci, curatore del Castello, e di Lucio Pierri, presidente dell’Ass. Amici del Castello Aragonese, organizzatore, insieme a Luigi De Mitri (Pres. Ass. Rocco Spani ETS) di questo omaggio a Raffaele Carrieri.
Relatori: Alberto Altamura, José Minervini, Giulio De Mitri.

In questa succinta cronaca farò riferimento solo ai primi due.

Alberto Altamura, già Dirigente scolastico, nonché docente di Latino e Greco presso il Liceo classico “Q. Ennio”, ha tracciato un esauriente profilo delle vicende biografiche, della produzione poetica di Raffaele Carrieri, dalla silloge inziale “La civetta” (1949) a “Le ombre dispettose” (1974), e della sua attività critica. “Il poeta tarantino – ha detto il relatore – visse gran parte della sua vita da protagonista a Milano, capitale della cultura e dell’arte, ed è stato partecipe della temperie culturale, letteraria ed artistica, che ha caratterizzato il Novecento. Ma la sua città natale (e lo Jonio) è sempre viva nel ricordo del poeta, con una nota di dolente nostalgia con il suo cielo, il suo mare, il passato magno-greco, il profumo … Ha risentito dell’esperienza ermetica (della seconda stagione, però, non della prima, in cui il poeta dialogava solo con se stesso), ma ha assimilato anche la lezione di altre correnti e movimenti, in specie delle avanguardie storiche, come il futurismo, l’astrattismo, il cubismo e il surrealismo. Ma sempre con un suo timbro particolare ed un’impronta originale”. E ancora: “Pressoché identici sono gli spiriti e le forme che sostanziano il dettato poetico, e l’intero corpus carrieriano si offre, sin dall’inizio, come già compiuto in sé, insomma maturo ab ovo. E al suo interno molti temi trattati sono comuni alla cultura e alla sensibilità dell’uomo moderno: il tema della partenza e del viaggio (anche immaginario), della identità personale e delle radici, dell’illusione, della veglia e dell’insonnia, della gioia di vivere e dell’estenuazione mortale, del dolore fisico e morale, dell’amore, della madre, della morte, della pietà. Tutti questi temi sono variamente intrecciati e alimentati da una inesausta vena ispirativa, da una sbrigliata libertà fantastica, da un estro eccezionale e da una sottile ironia”.

Circoscritta e al tempo stesso illuminante la conferenza di José Minervini, che ha gettato luce sul periodo in cui il giovanissimo Carrieri, grazie alla pensione di invalidità per la ferita riportata nell’impresa dannunziana di Fiume, cui aveva partecipato, andò via da Taranto e giunse a Parigi, dove visse nei quartieri artistici di Montmartre e Montparnasse, nei primi anni Venti, in mezzo a pittori, poeti, musicisti e avventurieri provenienti da tutto il mondo, tra miseria, entusiasmo creativo e amicizie eccentriche. E’ lo stesso Carrieri che lo racconta in “Fame a Montparnasse. Ultime scene della Bohème” (ripubblicato appena due anni fa, a cura di Giannone, dalla casa editrice salentina Musicaos), che, più che un romanzo, è una raccolta di diciannove frammenti autobiografici.

Ultimo relatore, il prof. Giulio De Mitri, scultore di fama nazionale e critico d’arte altrettanto noto, del quale si scriverà in un prossimo post.

Con la relazione di 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐨 𝐃𝐞 𝐌𝐢𝐭𝐫𝐢 si è conclusa l’iniziativa “Ricordando Raffaele Carrieri”, 18 aprile 2026, Castello Aragonese.
Di seguito una breve sintesi
Lo scultore Giulio De Mitri, che aveva conosciuto Raffaele Carrieri nel lontano 1975, divenendone subito amico, ne ha tracciato il profilo di critico-poeta (un 𝑢𝑛𝑖𝑐𝑢𝑚 nella critica d’arte italiana). A partire dagli anni ’30 Carrieri era stato instancabile nel narrare le vicende di migliaia di artisti (non solo contemporanei, come De Chirico, Savinio, Campigli, Cantatore, de Pisis, Sassu, Guttuso, Fontana, ma anche antichi), privilegiando sempre l’innovazione artistica, piuttosto che la mera rappresentazione del reale. Infatti, la sua esegesi – afferma il relatore – è sempre stata fondata “sull’intuizione, sulla partecipazione emotiva e sulla compenetrazione lirica con l’opera d’arte”. Carrieri era convinto che la “𝑣𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑣𝑒𝑑𝑒 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑖𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑖 𝑙𝑖𝑚𝑖𝑡𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑎 𝑐𝑜𝑝𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑝𝑜𝑖𝑐ℎ𝑒́ 𝑙’𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑒̀, 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜, 𝑙’𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑣𝑒𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑎𝑟𝑖𝑎”. De Mitri ha poi ricordato le sue pubblicazioni più importanti relative agli artisti e alle loro opere, in particolare “Fantasia degli Italiani” (1939), in cui, tra l’altro, collega il Rinascimento alle sperimentazioni del Novecento (Paolo Uccello e Piero della Francesca). Grazie al suo operato di critico d’arte, Carrieri ha meritato numerosi e lusinghieri riconoscimenti da parte di critici e artisti (Emanuelli, Flora, Picasso).
Al termine della sua relazione, De Mitri ha lanciato un appello, condiviso dal pubblico presente, di “creare un presidio permanente che raccolga l’eredità storica e culturale (di Raffaele Carrieri), affinché il suo sguardo unico possa continuare a illuminare il mondo della cultura e le generazioni future”.

Come si legge nella locandina inserita sotto Giulio De Mitri è tra gli artisti selezionati per il 𝐗𝐗𝐕𝐈𝐈 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐀𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚𝐧𝐨 – Espressioni della Pittura Italiana.

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